°° L’Essere Umano e la Sindrome di “Mazzarò” °°

[..] “Qui di chi è?”. Sentiva rispondersi: ” Di Mazzarò “. [..] Tutta roba di Mazzarò. Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell’assiolo nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia.
[..] Quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: ” Roba mia, vientene con me! “.

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Ho voluto iniziare questo articolo con un estratto de “La Roba” ( da Novelle Rusticane1883 ) di Giuseppe Verga per dare il giusto incipit a un concetto che ho formulato e che vorrei condividere con voi.
Come vi avranno già spiegato durante i vostri studi scolastici è possibile constatare attraverso la lettura di quest’opera ( completa la trovate QUI ) quanta avidità è necessaria per accumulare ricchezza e beni materiali.
Oggi invece vorrei far emergere il drammatico antropocentrismo che caratterizza la vita di questo uomo che vive immortale nella novella di Verga e che è tipica di tante, tantissime persone che hanno vissuto e vivono tutt’oggi sulla Terra.

La Sindrome di Mazzarò


Voglio definirlo così quello che a mio avviso è un disturbo che affligge tantissime persone e l’umanità in generale.

Secondo Mazzarò grazie al duro lavoro, al minuzioso risparmio che lo spinge a raggiungere condizioni estreme di scarsa qualità della vita e grazie all’avarizia, è possibile accumulare denaro per acquistare terreni, animali e attrezzi agricoli che portano ad accumulare altra ricchezza.
L’idea che ha Mazzarò è di una vita dove , grazie ai soldi, si possono comprare le cose, sempre più cose fino a non riuscire più a quantificarne il numero.
I beni materiali e il crescente numero di essi è direttamente proporzionale alla soddisfazione di Mazzarò.
L’avidità però lo rende ricco e schiavo della sua ricchezza al contempo, e difatti l’uomo non dando valore a ciò che veramente è un bene prezioso, il tempo per esempio, vede esaurirsi la sua vita e si vede costretto a lasciare tutto ciò che ha accumulato.
La follia della non accettazione del ciclo della vita che si sta per concludere lo porta ad uscire nel cortile per ammazzare gli animali che con i soldi risparmiati ha comprato , nel vano tentativo di ritrovarli tra i beni che non avrà mai nell’aldilà che lo attende.
Mazzarò dunque vive tutta la sua vita con una forma mentis stereotipata dove la natura e gli animali possono divenire proprietà dell’uomo e sono a sua disposizione.

Ed era qui che volevo arrivare.
Proprio questa forma mentis è la prerogativa della Sindrome di Mazzarò.
Nella nostra società di persone che ne sono affette ce ne sono in numero sproporzionato e possiamo dire che questa Sindrome l’uomo se la trascina dietro da secoli. La Storia lo dimostra.
Credere di poter  fare proprio qualcosa che ci circonda è tipico dell’Uomo.
Un dettaglio negativo del nostro essere che dovremmo cercare con tutte le forze che abbiamo di allontanare da noi, dalla nostra mente e dalle nostre abitudini.
In realtà, che vi piaccia o no, niente di materiale ci appartiene in questo mondo.
Perfino il nostro corpo non è nostro, ma solo un mezzo datoci in prestito dalla natura per poter esistere materialmente e che dalla natura nasce e nella natura tornerà di nuovo dopo la conclusione della nostra vita.
E invece crediamo follemente che i beni materiali possano appartenerci, e insieme agli oggetti inanimati da fare “nostri” , materialisti come siamo,  ci buttiamo nel mezzo anche la vita degli altri.
“Il MIO gatto”, “MIO marito”, “i MIEI amici”..
Usare l’aggettivo MIO e ripeterlo troppe volte può essere paragonato a delle braccia che da aperte si chiudono fino a cingere il nostro torace: un segno di totale chiusura ed egoismo celato che secondo me porta a tanti risvolti negativi.
Dovremmo invece iniziare a comprendere che il gatto che abbiamo come animale domestico non è NOSTRO ma è semplicemente un essere vivente che condivide la sua vita con noi.
Stessa cosa per il marito, per gli amici, per i figli..
Nessun essere vivente è nostro o appartiene a noi, semplicemente condivide con noi tempo ed esperienze per sua volontà.
Credere fermamente il contrario porta alla non accettazione del distacco degli altri e a reazioni negative, perchè il distacco può avvenire in qualsiasi momento dato che è strettamente collegato alla volontà altrui che può anche non durare per sempre, che lo vogliamo o no.
Porta ad odiare gli altri che decidono di non far più parte della nostra quotidianità, per esempio.
Altro esempio, il rifiuto di una persona che non vuole essere nostra ( partner/amica ecc): porta a disprezzo, all’allontanamento, all’odio, alla mancanza di stima, alle critiche e altri fattori estremamente negativi che ledono gli altri e noi stessi.
In casi estremi il vedere gli altri come qualcosa di nostro o qualcosa che deve diventare nostro perchè lo vogliamo porta alla distruzione mentale o fisica dell’oggetto in questione ( quante se ne sentono? omicidi, stalking, violenze fisiche e mentali ).

La soluzione è quella di iniziare a vedere noi stessi come tutt’uno con ciò che ci circonda. Niente è nostro ma siamo noi ad appartenere al tutto.
Abbandonate l’idea dei confini della proprietà privata, i confini immaginari del paese dove vivete, di quelli della regione, di quelli dello Stato dove siete nati e del continente dov’è situato quest’ultimo, che non fanno altro che allontanarvi ancora di più dai vostri simili.
Iniziate a vedervi come persone appartenenti al Pianeta Terra, semplicemente.
Terrestri. Solo terrestri, perchè è quello che siamo.
Persone circondate da altre persone che devono essere rispettate.
Iniziamo a non essere più morbosamente attaccati a beni materiali ( l’auto, il pc, la casa , lo smartphone, il tablet ) mettendoli quasi ai primi posti della classifica di ciò che per noi è importante lasciando magari gli ultimi posti alle persone.
Includiamo nell’armonia che dobbiamo crearci con la stessa importanza con cui costruiamo una casa dove vivere per sempre tutti gli altri abitanti del Pianeta che con noi condividono la natura.

Gli altri abitanti del Pianeta sono proprio gli animali.
Da millenni vengono in maniera malsana visti dall’uomo come merce, beni messi a disposizione da una figura divina che a volte pare essersi inventato a suo piacimento e a sua immagine e somiglianza per dare motivo o attenuante a tanti abusi e soprusi.

Non c’è niente di più arrogante e presuntuoso del termine “bestiame“, per esempio, che si può ritrovare e leggere nei testi storici o sentire alla tv quando si parla di possesso di animali.
“Bestiame”, insieme di bestie. Termine quasi dispregiativo che non tiene di conto dell’importanza del singolo individuo che vive sulla terra ma al suo numero.
Gli animali, come le persone, non sono di nostra proprietà.
Siamo talmente antropocentrici, meschini ed egoisti da crederci la migliore delle specie presenti sulla Terra e ci siamo presi con la violenza il diritto di violentare tutto ciò che ci circonda e chi ci circonda trasformando esistenze in qualcosa di non più animato da una vita solo per soldi.
Distruggiamo le mucche per il latte, forza lavoro, per avere carne e per ricoprire divani e sedili delle auto;
Distruggiamo le oche per strappargli via le piume e per avere quei cazzo di giacchetti o piumini leggeri o per avere un crostino di merda di patè fatto con il loro fegato ingrossato;
Distruggiamo i roditori, i gatti, i cani e le scimmie per trovare cure a malattie che ci andiamo a cercare con la vita malsana che conduciamo;
Distruggiamo gli uccelli che con il loro canto riempiono il silenzio del mondo perchè ci fa sollazzare vederli stramazzare al suolo colpiti da un pallino di piombo o perchè non abbiamo un hobby migliore;
Distruggiamo tutto e a tutto diamo un ruolo, un compito o un tipo di utilità a noi apparentemente necessaria.
Ma noi, che negli altri vediamo solo cose di cui disporre e di cui beneficiare, che diavolo di beneficio portiamo agli altri?
Nessuno.
Solo schiavitù, dolore e morte per le nostre smanie di potenza.

Una pecora non apparterrà mai e poi mai ad un pastore anche se lui con i soldi dice di averla comprata. I soldi sono invenzione umana ( che ci ha rovinato, maledizione ) e davanti alla natura NON VALGONO NIENTE.
Che non valgono niente non ve lo dico io, ma è un dato di fatto: ad un terremoto, ad un vortice, ad una tempesta esplose e volute dalla Natura non importa nulla delle vostre auto o di quanto valga la vostra villa che verrà danneggiata irreparabilmente.
Credere quindi che un animale sia nostro perchè abbiamo dato dei soldi ad un umano nostro simile che lo ha visto nascere e che crede di possederlo è un abuso. Credere e pretendere che una vita sia nostra è un abuso!
Una violenza che dobbiamo smettere di perpetrare perchè è anche giunto il momento di evolverci.
Evolverci per davvero e non per finta.

Raggiungeremo l’evoluzione solo quando metteremo da parte le cose non importanti alle quali adesso diamo priorità dando nuovamente importanza a ciò che veramente ne ha.

Se avete come Mazzarò la visione dei beni materiali come qualcosa con un costo da ottenere a tutti i costi discostatela dalla mente.

Io in prima persona sono entrata ormai in una visione delle cose che prima non avevo.
Sono nata nell’era del consumismo e ho vissuto secondo i dettati del consumismo per anni.
Ho lavorato per accumulare e poi comprare beni materiali per diverso tempo, e quei beni mi facevano sentire apparentemente appagata.
Ma era appagamento insensato, dovuto molto probabilmente al senso di accettazione che l’essere umano necessita di avere e che crede di raggiungere grazie agli oggetti per sentirsi qualcuno e che lo avvia rovinosamente all’essere uguale agli altri.

Quello che ho realizzato da qualche anno invece è che essere diverso non è assolutamente qualcosa di negativo ma anzi, è un privilegio, è una qualità che dovremmo raggiungere tutti.
Essere uguali vuol dire non apportare niente di positivo in chi ci incontra, essere diversi vuol dire condividere il nostro essere e poter arricchire gli altri e ricevere arricchimento interiore da loro.
Avere beni materiali non vuol dire essere ricchi. Molto spesso avere troppo vuol dire non apprezzare niente.
La vera ricchezza è altro, e non può essergli attribuito valore in moneta.

Ed è questo a cui dovremmo dar maggior peso: alle esperienze, alle idee, ai concetti, ai pensieri, alle sensazioni e alle emozioni condivise con noi stessi o con gli altri.
Immaginate l’esistenza di una libreria vuota dentro di voi e iniziate a ricercare le opere  che vi circondano (persone, animali, luoghi, conoscenze ) e che inserirete con gli anni una accanto all’altra, dando vita al vostro archivio di ricchezze personali.

Chiudete gli occhi e sentitevi parte del mondo, della natura, dello spazio e dell’infinito universo.
Andate alla ricerca di voi stessi esplorando la vostra mente.
Date importanza a ciò che non è palesemente visibile, perchè davvero ” l’essenziale è invisibile agli occhi”.

db

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°° Umanità in Catene °°

Arrivare a scrivere questo post, credetemi, mi rende davvero triste.
Non so nemmeno se sarebbe stato meglio vivere e basta, “beatamente”, senza porsi troppe domande e senza spendere energie per cercare delle risposte.
Limitarsi dunque a svegliarsi, a mangiare, a lavarsi, lavorare.. a obbedire come un automa senza mai formulare dei pensieri.
Forse sarebbe stato meglio, forse no.
Ma ormai è fatta.
Una volta varcata la soglia della coscienza non si torna in dietro.

Sono arrivata alla conclusione che l’uomo si crede libero ma in realtà non lo è, e chissà se lo sarà mai.

Io per prima mi sento libera ma purtroppo non lo sono.

Nel passato ho spezzato alcuni fili che mi tenevano legata per mani e piedi, come un burattino manovrato da qualcuno che non rivela la sua identità, ma purtroppo ce ne sono ancora altri da tagliare.

Decidere di non alimentarmi più di animali, venendo meno a uno standard di vita comune alla collettività, è stato solo il primo passo di questa strada che porta alla libertà e che sembra non finire più.
Una strada secondaria, buia, spaventosa, piena di insidie dove non ci sono indicazioni e dove a volte l’unico rumore che senti è quello dei tuoi passi solitari, del tuo cuore che batte e del respiro che ogni tanto si fa affannoso.

Non è una passeggiata ma una vera e propria fuga da una realtà imposta.
E’ proprio quando realizzi che ciò che stai vivendo non è la sola e unica alternativa che inizi a cercare una via d’uscita.

La meta che si vuole raggiunge non è assicurata, ma questo pericolo lo si accetta pur di non rimanere nella condizione in cui ci fanno nascere e nella quale ci costringono a vivere.

Veniamo al mondo e dopo soltanto qualche mese dall’aver visto la luce del sole per la prima volta scelgono per noi la religione che seguiremo, che a differenza di un nome per distinguersi e di un’alimentazione per sostentarsi, è una cosa del tutto superflua e la cui scelta spetterebbe a nessun’altro se non a noi.

Nell’età in cui iniziamo a realizzare chi siamo e cosa è tutto ciò che ci circonda
ci inculcano stereotipi che rimarranno memorizzati nella nostra mente e che per noi diventeranno cose normali. Delle vere e proprie catene che ci legano ad una forma mentis che trasporteremo per tutta la vita.

Ci introducono in un programma educativo scolastico a soli 6 anni dove siamo costretti ad imparare a memoria tante cose, alcune nemmeno necessarie.
A 10 anni già sappiamo abbastanza di guerre, stermini e altre caratteristiche tipiche dell’uomo.
Queste son cose che deturpano l’infanzia dei bambini, bambini che dovrebbero essere lasciati liberi di esternare cosa sentono, liberi di essere ciò che sono.

Già da piccoli siamo in gabbia.
Cambiano le sue dimensioni ma sempre in gabbia rimaniamo.

Mi chiedo come sarebbe la vita di un ragazzino a cui nessuno ha raccontato che al mondo è esistito un uomo, seguito da altri uomini, che ha avuto la capacità di distruggere migliaia di esistenze umane nei forni crematori.
Mi chiedo come sarebbero i pensieri di tale ragazzino se non avesse mai scoperto uccisioni avvenute nella Storia, guerre e scontri delle quali deve tenere bene a mente le date per poter prendere un bel voto con la maestra.

Dicono che è importante sapere il percorso dell’umanità per fare in modo che tanti errori non vengano più fatti.
Temo però che non sia così.
O almeno, se l’intento era questo, è miseramente fallito e lo schifo  che ci circonda ne è la palese evidenza.
La Storia non insegna niente a coloro che non vogliono imparare, agli scolari disobbedienti di questa scuola che si chiama Vita.
Al massimo può dare spunti di errori altrui da poter emulare.

Le caratteristiche umane infatti , di cui i tanti difetti, sono innate e ciclicamente manifestate nei secoli.
Ecco perchè gli spargimenti di sangue continuano nonostante nel nostro bagaglio culturale ci siano date su date di stermini e guerre già avvenuti.
E’ inutile spendere energie ad imparare cosa hanno fatto gli altri senza concentrarsi su cosa possiamo fare noi per cambiare davvero le cose.

Ma la verità è che le cose non le vogliono cambiare.
Non ce le vogliono far cambiare.

Veniamo strattonati e spinti nel mondo degli adulti dal quale non si può più scappare .
Non si torna in dietro.
C’è chi si rifugia nella fantasia per sfuggire alle novità che lo circondano perchè non si sente ancora pronto ad accettarle.
C’è chi vive la cosa in maniera traumatica.. e poi c’è chi si rassegna all’idea, spesso non esternando cosa pensa cercando di viverla come qualcosa di normale.

 
Diventiamo adulti e ci dicono che dobbiamo lavorare e farci una famiglia.
Vogliono farci credere che la vita sia questa: passare 8 o più ore del nostro giorno per svolgere dei lavori che porteranno guadagno a chi ci tiene li a lavorare, per poter ricevere in cambio dei soldi che potremo usare nei pochi attimi di vita libera per fare azioni che crediamo libere.
Soldi coi quali  paghiamo la costruzione  in cui viviamo, acquistiamo cibo e acqua per sopravvivere o vestiti per coprirci.

Solo a me viene da chiedermi se un’ora della mia vita valga davvero 8 euro?
E poi perchè mai un’ora di vita di qualcuno dovrebbe valere meno di un’ora della vita di un’altra persona?
In realtà il tempo in cui si vive non ha un valore che può essere indicato con delle cifre e non può essere compensato con i soldi, triste invenzione umana che ci rende schiavi.

Siamo gli unici animali che pagano per esistere, per avere un riparo, per dormire, per bere, per mangiare, per fare i propri bisogni..
Paghiamo pure per comprarci l’amore di qualcuno.

Tutto ha un prezzo e più niente ha valore.

Quando mi soffermo a pensare a questo, realizzo quanto siano fortunati gli animali e a quanto sia misera la nostra condizione esistenziale nonostante ci facciano credere che quella umana sia la specie superiore alle altre.
In realtà quelli inferiori forse forse siamo noi, paragonati agli animali.
Non quelli schiavi come noi della nostra società umana, bensì quelli che ancora possono godere di una vita nel proprio habitat messo a disposizione gratuitamente dalla Natura.

Li invidio perchè messa da parte l’incombenza di dover sottostare alla legge innata dell’istinto ( che è comunque meno grave della condizione di schiavitù umana , voluta e ragionata ), possono godere di tutto quello che c’è al mondo senza dover riempire la loro vita con attività inutili per far passare il tempo.

Li invidio perchè nascono e hanno da subito l’amore della propria mamma che li tutela e li fa sentire protetti.
Li invidio perchè nell’ambiente trovano tutto ciò di cui hanno bisogno per proteggersi, per esempio grandi alberi che gli offrono ombra e protezione dal sole o dalla pioggia.
Vivono in gruppi di famiglie e godono appieno della loro esistenza.
Passano la loro vita ad accudire i figli, a spostarsi, a cercare buon cibo e zone nuove dove stare, dormire, riposare tranquilli.

Mentre noi?
Noi umani?
Sempre concentrati e affannati,sprechiamo il nostro tempo in cose inutili.

 
Spesso non possiamo avere il diritto di godere dell’amore della nostra mamma.

Penso ai bambini esiliati dal grembo materno, a quelli nati per miracolo e finiti miseramente negli orfanotrofi, a quelli abbandonati o venduti perchè i genitori non hanno abbastanza soldi per poterli far crescere senza fargli mancare niente.
Penso a quelli che vedono tanta differenza fra la loro reale condizione di vita e quella degli altri: bambini con decine di giocattoli e altri che ne hanno solo uno, rotto e magari riparato con tanto amore da chi non può permettersi di regalargliene un altro.
Rifletto a quanto sia riluttante il vedere cuccioli d’uomo vestiti con indumenti costosissimi ( per via di chi li disegna, mica per la qualità! ) quando poi ce ne sono altri che non hanno cibo e muoiono di stenti.

Mi viene da vomitare all’idea di questo dislivello sociale assolutamente voluto.
Perchè se non c’è la povertà, non esiste la ricchezza.

Provo pena per il genere umano al quale appartengo e non trovo via d’uscita.

Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale a differenza degli altri incapaci di relazionarsi.
Chissà cosa penserebbe se fosse nato nel 1990 come me e vedesse l’attuale società relazionarsi solo per interesse e socializzare prevalentemente su Facebook o in altri luoghi immateriali dove si fa di tutto per mostrare agli altri cosa si ha, quanti beni si posseggono, dando importanza sempre al denaro.

I social network sono stati il colpo d grazia per la nostra società di dormienti.
Con un finto aspetto ludico e personale della cosa ci hanno reso schiavi anche nella vita irreale , in rete,  riuscendo senza tanta fatica a controllare ogni cosa di noi senza dovercela estorcere.
Vogliono sapere con chi siamo?
Non serve chiedercelo, glielo diremo direttamente noi!

Carichiamo foto di famiglia che prima erano private e incollate in album messi sugli scaffali del salotto , informiamo chiunque di dove siamo e cosa stiamo facendo interessandoci di cosa gli altri pensano di noi e non di cosa noi realmente pensiamo di noi stessi e delle nostre azioni.
In poche parole, ci hanno fornito le chiavi delle nostre manette e noi allegramente le abbiamo usate per sigillarle meglio al polso.

Vorrei seriamente scappare via da tutto e tutti perchè mi sento un’aliena tra una specie alla quale credevo di appartenere e che ogni giorno mi fa sentire sempre più diversa.

Sembra che l’alfabeto che mi è stato insegnato non sia in grado di rendermi capace di esprimermi con gli altri facendogli comprendere cosa realmente voglio.
Vorrei trovare asilo in un’isola lontana dove la mano dell’uomo ancora non ha distrutto natura & sogni.

Via dal traffico delle auto, via dalla vita frenetica, via dalle discriminazioni, dalla ricchezza e dalla povertà, dai mass media, dai telegiornali, dal Sistema, dagli scandali, dagli abusi, dalla cattiveria e dalla corruzione.

Penso a quanto sarebbe bello poter esistere come la natura ci ha messo al mondo, riuscendo a vivere con quello che ci offre e scambiandoci i risultati delle nostre abilità per poter vivere tutti bene e in sintonia.

E’ veramente devastante pensare che il percorso della nostra vita sia imposto da umani come noi che si credono però superiori a noi.
Umani in grado di ostacolarti il cammino se osi disobbedire alle loro patetiche imposizioni.

Queste mie parole hanno lo stesso rumore pesante di quello di un paio di catene sbattute contro un muro,
quasi in cerca dell’eco di altre catene di prigionieri che meditano alla stessa maniera su come liberarsi.

 

La libertà non ha prezzo e vale la pena combattere per riaverla.

Piuttosto meglio smettere di vivere, che non-vivere per una vita intera.

La natura ci fa nascere liberi,
l’uomo stesso ci rende schiavi .
- Carmen.

humanity-t2

°° Perchè i Vegani Mangiano Prodotti Simili alla Carne ? °°

Domandona da 20 miliardi di euro che ultimamente spopola sui social network.

Perchè voi vegani mangiate prodotti che hanno lo stesso nome e forma di quelli fatti con animali se poi disprezzate quelli classici? Li rimpiangete?” mi è stato chiesto.

No, non li rimpiangiamo.
E per farvelo capire oggi cercherò di dare una spiegazione su come mai in commercio sono acquistabili alimenti dal sapore simile a quelli prodotti con ingredienti animali, secondo una mia riflessione.

Iniziamo.

I prodotti simili alla carne ma fatti al 99% con ingredienti vegetali sono nati anni fa e non per far fronte alla necessità di alimentare persone vegane.
Un esempio?
Pensiamo a quelli di Valsoia, azienda italiana fondata nel 1990 ( anno in cui sono nata :D ) a Bologna.
Valsoia da 24 anni propone alimenti che spaziano dai gelati ai biscotti fino ad arrivare ai sostitutivi della carne ( cotolette, burgers, fettine, polpette) realizzati con quasi il 100% di ingredienti vegetali ( salvo albumina, addensante animale ) per chi ha problemi di intolleranza agli alimenti “classici”.
Pertanto i gelati sono stati dal principio indirizzati ad una fascia di consumatori intolleranti al lattosio e i restanti prodotti realizzati appositamente per chi ha problemi di colesterolo alto ( la carne contiene molti grassi ) .

Di fatti lo slogan del marchio che viene detto a fine pubblicità è
<< No al colesterolo, sì a Valsoia>> .
Mica ” No alla macellazione degli animali, sì alla soia“.
C’è una grossa differenza.

Questi prodotti vegetali quindi , inizialmente messi in mercato per aiutare le persone con problemi di intolleranza che non volevano rinunciare al gusto, sono poi diventati anche oggetto di acquisto per chi li preferiva per un motivo etico piuttosto che salutistico.

La clientela si è allargata inglobando anche vegetariani e vegani, ma ciò non toglie il fatto che questi prodotti siano stati formulati per ONNIVORI con problemi di salute causati dall’ingestione stessa di prodotti contenenti animali e derivati animali.

Col passare degli anni e con l’aumento di vegetariani e vegani in Italia e nel mondo, altre aziende  si sono unite a Valsoia producendo alimenti ad hoc per persone con stile alimentare non convenzionale.

Molte di loro, come per esempio KIO ENE, sono state mosse dall’aspetto etico.
Per questo i prodotti che riforniscono alle grandi distribuzioni sono certificati ICEA e hanno la dicitura “Vegan” sulla confezione.

Queste aziende hanno formulato ciascuna i propri alimenti con ricette precise e spesso uniche, in grado di rendere i prodotti differenti dagli altri della concorrenza.

burger di soia
Perchè il sapore è simile?
Semplice: gli alimenti contengono spezie e aromi naturali che possono essere simili a quelli inseriti nei prodotti fatti con la carne ( tra l’altro pieni di additivi per essere “saporiti”).

Il nome attribuito ai prodotti per definire gli alimenti contenuti nell’imballaggio è stato ovviamente quello classico ormai riconosciuto e inserito in tutti i vocabolari.

Affettato vuol dire fatto a fette, quindi che sia di seitan o di maiale, rimane comunque affettato il prodotto!

E’ dunque NORMALE che un alimento simile per la forma di un wurstel venga chiamato WURSTEL.  Ovviamente viene specificato che è di farro e soia, come quelli “classici” vengono indicati con il nome dell’animale con il quale sono stati fatti.
E’ normale pure che una cotoletta di soia venga chiamata COTOLETTA.
Unica eccezione per i Burger:  non vengono chiamati HAMBURGERS perchè “HAM” significa prosciutto.
La nascita di questi alimenti fatti di carne di forma tonda è forse risalente alla città di Amburgo ( Hamburg ), dove sarebbe stato coniato il termine.

Alle persone che domandano come mai
noi vegani diamo nomi agli alimenti vegani uguali a quelli fatti con la carne” rispondo quindi che NON SIAMO NOI a dargli quei nomi ma le aziende produttrici.
E se le aziende si avvalgono di scrivere tali nomi è per facilitare la cosa e null’altro.

Dovrebbero forse appellarsi all’Accademia della Crusca per inventare nuovi termini?

Proposta assolutamente sciocca.

Se vogliamo esser fiscali, son proprio gli onnivori ad usare impropriamente termini “vegetali” per indicare cibi animali.
Insalata di tonno“, “FRUTTI di mare“…
Mah!

Poi…

Perchè mangiamo questi alimenti simili di forma a quelli che mangiavamo da onnivori contenenti la carne?

PER COMODITA‘.
Abbiamo anche noi un lavoro, una vita piena di impegni che spesso ci porta a mangiare alimenti già pronti da cuocere e basta.

Se avessimo la nostalgia della forma degli animali,
punto primo torneremmo a mangiarli, punto secondo faremmo sculture di soia e altri vegetali con la forma degli animali stessa.

Come gli animali vengono affettati, trasformati in altri cibi, anche i nostri vegetali possono subire lo stesso procedimento.

Quindi non c’è assolutamente niente di sbagliato o di incoerente nel mangiare una pallina di verdure fritta chiamata “polpetta“.
Non abbiamo problemi né a mangiare gli alimenti trasformati né a mangiarli senza trasformazioni e dunque allo stato originario ( verdura/ cereali/ legumi interi , per essere chiari ).

Questo invece non avviene per gli onnivori in quanto è ovvio che un animale intero, allo stato originario ( con peli/piume, organi interni ecc ), è impossibile da mangiare.

Le trasformazioni delle materie prime dunque servono molto di più a chi mangia animali che a chi non li mangia.

Si definisce vegana una persona che esclusivamente per etica ha smesso di alimentarsi con carne di animali marini e terrestri e con i loro derivati.
Una persona vegana non ha nessun tipo di interesse a cercare fac simile di alimenti che mangiava quando non era ancora passata alla nuova dieta.

Perchè se abbiamo scelto di cambiare alimentazione, è proprio perchè quei prodotti li ci facevano schifo e/o davano la nausea.

Personalmente non ho nessuna nostalgia di quello che mangiavo.
La carne macinata nel ragù mi dava una noia incredibile.
L’odore dell’uovo era stomachevole.
Sono veramente felice che le mie papille gustative abbiano dimenticato alcuni sapori che non tolleravo e che ero costretta a sentire fino ai 12 anni.

Non ho nessuna intenzione di fare passi in dietro.
L’alimentazione vegan è piena di piatti e ricette gustosissime e gli onnivori nemmeno hanno idea di cosa si perdono.
Si, vi dico io quello che mi sento dire spesso:
Non sapete cosa vi perdete! :)

 

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Spero di essere stata esauriente.

Go Veg ! :)

°° La Sofferenza nel Carrello °°

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Ti sei mai chiesto quanto sfruttamento e quanta sofferenza animale ci possa essere racchiusa, inscatolata ed esposta sugli scaffali in qualsiasi supermercato?

Io si.
E oggi sono qui a scriverti, reparto dopo reparto, dove si nasconde la morte degli animali, evidenziando soprattutto i prodotti che la contengono e che a prima vista sembrerebbero invece esserne privi.

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Il supermercato è il Regno dello sfruttamento degli animali.
Noi entriamo con il carrello in questo posto pieno di piccole o grandi confezioni e a prima vista tutto sembra innocuo.
Ma è questione di marketing e di grafica pubblicitaria.

La maggior parte dei prodotti esposti sono derivati dall’uccisione di quelli che vengono definiti “animali da macello ” , “da reddito” o ancora “da fattoria“.
Chi sono gli animali da reddito?
Sono gli animali appartenenti a specie che hanno caratteristiche fisiche precise che sono viste dall’uomo come utilità.

REPARTO MACELLERIA:

 

Il reparto dove il corpo degli animali viene esposto a pezzi è il fulcro della sofferenza animale nel supermercato.
Le carcasse sezionate e vendute nei vassoi bianchi sono il prodotto finale di una lunga catena di smontaggio di milioni di esistenze.

Allevati in ogni angolo del mondo, gli animali vivono in media solo 1/10 del tempo che la natura potrebbe concedergli di passare al mondo.
Parlando dell’allevamento intensivo, agli animali viene tolto il diritto naturale di spostarsi , di muoversi e di poter stare a contatto con i propri figli.
Rinchiusi in capannoni in condizioni precarie, vivono pochi mesi di alto stress.
Bombardati di ormoni, medicinali e antibiotici, sopravvivono alle condizioni in cui riversano quel tanto che basta per arrivare a raggiungere la forma fisica ideale prima di finire al mattatoio.

La maggior parte di loro troveranno la morte dopo migliaia di chilometri e un viaggio così stressante che spesso li sfinisce e uccide prima dell’arrivo al patibolo.

Perchè gli animali vengono trasportati?

Perchè i costi di trasporto del prodotto finito, ovvero della carne confezionata, sono molto più elevati rispetto a quelli del trasporto di animali vivi.
Ci vogliono molte più accortezze riguardo a norme igieniche/temperatura interna dei camion frigo ecc.
Pertanto gli allevatori preferiscono di gran lunga il trasporto del “prodotto vivo”. Ovviamente cercando di spendere il meno possibile per aver maggior profitto.
Per questo spesso ci si imbatte in camion estremamente carichi di animali che viaggiano oltre le ore previste dalle normative vigenti.

I controlli non ci sono e se ci sono sono inconcludenti perchè gli animali sequestrati dovrebbero essere affidati ad enti che poi se ne fanno carico ( incluse spese di mantenimento).
Ci sono stati dei sequestri in passato dove gli animali poi sono stati affidati ad altre aziende di produzione di carne.
Cambia ben poco.

In foto, la testa di un maiale in vendita in offerta in un supermercato CARREFOUR.

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Per avere anche solo un’idea di quanti animali vengono uccisi e di come vivono negli allevamenti prima di essere condannati a morte, visita il sito internet LaVeraBestia.Org .

 

REPARTO PESCHERIA:

Il reparto pescheria ha come caratteristica il bancone dove vengono esposti, quasi sempre sul ghiaccio che fa da conservante e da ornamento, pesci e altri animali marini morti.
La clientela si avvicina col proprio numerino per comprarsi al chilo l’animale “più fresco”, ovvero quello morto ucciso dal minor tempo possibile.

Giungono segnalazioni da tutta Italia che denunciano la presenza anche di granchi e crostacei vivi sul ghiaccio: questa pratica è del tutto ILLEGALE e causa agli animali una sofferenza non quantificabile ( il ghiaccio brucia, mai provato?).

Questo reparto ospita dunque il corpo degli animali privo di vita.
Animali strappati dal mare tramite un gancio (amo) o catturati con le reti.
Spesso muoiono per asfissia.

Quasi tutte le pescherie hanno poi degli acquari dove all’interno vengono posti animali vivi tipo astici, aragoste o anguille.

Gli animali pescati che arrivano vivi al supermercato vengono esposti in queste vasche piene d’acqua in attesa che qualcuno li acquisti.
Secondo voi vengono alimentati?
Certo che no.
Gli addetti non hanno il dovere di alimentare gli animali, pertanto se la loro morte non giunge presto in una pentola d’acqua bollente di qualche cliente che si è comprato la loro vita, il decesso arriva in quella stessa prigione di vetro.

L’immagine che state per vedere è stata scattata nel giugno 2011 nel reparto pescheria del supermercato COOP di Fucecchio (Fi).
Come potete vedere, tra le anguille ammassate sul fondo dell’acquario, vi è la presenza di una morente vicino al vetro.

Quanta sofferenza per 20 minuti di cena?

anguille morenti coop fucecchio

 

 

REPARTO ROSTICCERIA/ GASTRONOMIA:

 

Anche questo reparto ha la sua massiccia dose di sofferenza e la sua enorme quantità di macabro grazie alle decine di polli infilzati e messi a cuocere nel forno.
Non so voi, ma passare da quel reparto vuol dire sentire odori nauseanti e vedere scene che mi fanno ribaltare le interiora.
Quando non si mangiano più gli animali, l’odore della cottura dei loro resti diventa irrespirabile.
La visione dei loro corpi sezionati, inaccettabile.
Come è accaduto nel supermercato COOP a EMPOLI ( FI).
In foto, l’urlo di dolore di un maiale ucciso impresso per sempre sul suo volto.

maiale-coop

 

 

REPARTO ALIMENTI FRESCHI:

Nel reparto degli alimenti freschi la sofferenza degli animali è confezionata e camuffata da colori vivaci e sgargianti.
Dalla panna al latte, dai formaggi ai wurstel.
Dopo la carne, l’alimento derivato dallo sfruttamento e dalla morte degli animali più diffuso è proprio il latte.
Pensate un momento..
Il latte è praticamente presente nel 90% degli alimenti.
Latte proveniente dalla mungitura di mucche che dura anche  10 ore al giorno. Animali che non vedono mai la libertà o un filo d’erba.
Mucche ingravidate ” a mano” ( una vera e propria violenza fisica ) costrette a partorire un vitellino all’anno ( che verrà poi ucciso dopo 3 mesi o eliminato subito come scarto) per non perdere la facoltà di produrre latte.
Le femmine di questa specie oltre a vivere il peggiore dei drammi che una mamma possa vivere (ovvero quello di essere private del proprio figlio) vivono in condizioni così stressanti da non riuscire a reggersi più in piedi dopo circa 4 anni passati ad esser munte.
I loro muscoli diventano così rigidi e tesi che la loro carne diventa dunque di “seconda qualità”.

Il loro tessuto muscolare verrà poi impiegato per la produzione di wurstel , carne in scatola con gelatina o altri prodotti a poco prezzo.
Le loro ossa, gli occhi, la coda, gli zoccoli e altri “scarti” verranno invece utilizzati per la realizzazione di coloratissime caramelle gommose rese appetibili da aromi artificiali e dalla forma buffa di animali.
Così, un pò a presa di culo.

Al terzo posto della classifica dello sfruttamento animale troviamo sicuramente le UOVA.
Le uova, come il latte, sono presenti quasi ovunque.
Nessuno immagina la sofferenza che può celarsi dietro a questo ovulo non fecondato in vendita nei fragilissimi cartoni esposti poi sugli scaffali.
Si pensa con indifferenza e con disprezzo che “le galline comunque fanno l’uovo“.
E in parte è vero.
In parte.
Perchè in realtà le galline di uova ne fanno in natura massimo 20, pochissime, e solo perchè  l’ovulo serve esclusivamente per esser fecondato e per dare vita ai pulcini.
Nell’industria della produzione delle uova invece questo processo viene manomesso e intensificato tanto da costringere le galline, recluse in gabbie (“batterie” di 20 cm) o in capanni , a “produrre” una cellula uovo al giorno, tutti i giorni.
In pratica, è come se una donna avesse il ciclo della durata di un mese intero.

Anche la loro vita è assolutamente stressante: vivono prevalentemente sotto luci artificiali ( al buio non produrrebbero uova), alimentate con mangimi che intensificano la loro ovulazione.
Essendo le loro condizioni così dure da vivere, tante di loro muoiono e quindi c’è un ricambio fisso di femmine.
Vengono fatti nascere pulcini su pulcini.
Quelli di sesso femminile finiscono per rimpiazzare le madri che vengono uccise poichè “non più utili”, mentre i maschi , inutili per eccellenza, vengono uccisi subito con gas o triturati vivi.

Tutto questo abominio per qualche dolce o un piatto di pasta fresca all’uovo.
Non potremmo farne a meno?

REPARTO PANETTERIA/PASTICCERIA :

 

Pensi che questo reparto sia immune dalla sofferenza animale?
Mi dispiace deluderti.
Anche qui la morte degli animali è silente in alcuni prodotti.

BURRO, STRUTTO E LATTE IN POLVERE sono gli ingredienti incriminati e si possono trovare sia nelle schiacciate , sia nell’impasto di pizza e panini.
E’ indispensabile dunque controllare sempre gli ingredienti dei prodotti per evitare di acquistare magari un bel pezzo di schiacciata morbida e scoprire poi con amarezza che stiamo mangiando anche il grasso di maiale!

I dolci “classici” sono quasi tutti realizzati con latte e uova, e quindi contengono per forza la sofferenza degli animali.
Oltre a questi due ingredienti ve ne è un terzo che a volte sfugge al pensiero:
la gelatina.
La gelatina usata per coprire pasticcini alla frutta o crostate è quasi sempre di origine animale ( ricavata dagli scarti delle ossa o dalla “colla di pesce”).

REPARTO ORTOFRUTTICOLO:

Si potrebbe pensare “eh va beh, frutta e verdura almeno si salvano”.
Sì, in effetti si salvano. In parte.
Purtroppo anche questo reparto si erge su un tipo di sfruttamento: quello degli insetti.
Tutta la frutta e tutta la verdura in vendita nei supermercati che non è certificata come “biologica” è stata coltivata con l’ausilio di pesticidi.
I pesticidi oltre ad essere inquinanti e quindi velenosi per l’ambiente, uccidono gli insetti e i parassiti di cui sono ghiotte le coccinelle e altri volatili.
E’ sempre preferibile dunque optare per i prodotti biologici, o se si ha la fortuna di avere un orto, di auto-prodursi gli ortaggi.

REPARTO COSMETICI:

Buona parte dei saponi ( liquidi o solidi) in vendita sono realizzati con il grasso degli animali.
In alcuni di essi è contenuto anche il miele ( derivato dallo sfruttamento delle api nelle arnie ).
Il reparto dei cosmetici non solo racchiude sofferenza animale legata agli ingredienti dei prodotti, ma anche dal loro test finale per verificarne l’efficacia.
Se gli altri reparti si ergono sulla morte di mucche, maiali, galline, tacchini ecc, il reparto cosmetico ha le basi sulla morte di conigli, topi, ratti, cavie, gatti, cani e scimmie.
I test clinici e dermatologici sono incentrati proprio su di loro.
Per evitare di portare a casa un prodotto per la cura del nostro corpo che ha lesionato il corpo di qualcun’altro, è importante leggere l’etichetta.
Solo i cosmetici certificati “ICEA PER LAV” sono sicuri e quindi cruelty free.

REPARTO BIBITE / ALIMENTI CONFEZIONATI:

 

Sia nelle bibite che negli snack si può nascondere un ingrediente derivato dalla morte degli animali: è il colorante E120, definito anche “magenta” o “rosso carminio“.
E’ un colorante alimentare usato per dare il colore rosso sia a cibi solidi che a bevande.
Questo colorante è dato da un insetto: la cocciniglia.
Le cocciniglie vengono uccise , essiccate e poi polverizzate.

Come ultima nota ma non per questo meno importante, I MARCHI.
Sappi che le principali multinazionali che invadono i supermercati con i loro prodotti innaturali sono PROCTER & GAMBLE , UNILEVER ( Algida, Findus ecc) , NESTLE‘, MCDONALD’S, THE COCA COLA COMPANY, MARS.
Ce ne sono tanti altri, ma i più “potenti” e onnipresenti sono proprio questi.
I sopracitati marchi sono incriminati di sevizie su animali per via dei test ai quali vengono costretti gli animali per provare la sicurezza dei cosmetici e dei cibi che finiranno poi sugli scaffali.
Inoltre sono aziende che hanno il monopolio delle vendite e che sono colpevoli di generare in tutto il mondo dislivello economico-sociale e di tenere in piedi la fame che colpisce le popolazioni meno abbienti.
Oltre alla sofferenza animale sono dunque artefici di sofferenza umana a livello planetario.

Quando entri in un supermercato entri per davvero nel più grande seggio elettorale che ci possa essere.
Ogni tuo acquisto è un voto.
Ogni tua scelta è una preferenza.
Non preferire chi vive della morte di qualcuno!

Il  gesto di prendere un alimento o un prodotto e di porlo nel carrello ti potrebbe apparire banale, ma in realtà non lo è.
Tu hai nelle mani ( e nel portafogli) la più grande arma presente nel mondo delle vendite: la scelta.
Tu, con i tuoi acquisti, puoi decidere se sostenere o no un’azienda o un marchio.
Puoi decidere dell’esistenza dello sfruttamento animale oppure no.
Tutto si erge sulla tua decisione.
Più potente delle manifestazioni, più efficace delle petizioni è dunque il boicottaggio.
Tu sei molto più potente delle leggi che si possono aggirare.

Decidere di non sostenere economicamente una determinata azienda poichè non etica nei confronti degli animali, del pianeta e delle persone è il modo eccellente per spingerla a cambiare e a evolversi . O in alternativa, a chiudere i battenti e lasciar spazio a chi merita di lavorare.

Nel mondo del mercato l’offerta è data dalla richiesta.
Se la richiesta di alimenti e prodotti etici aumenta, anche l’offerta aumenterà.

Ed è grazie alla scelta etica di sempre più persone contrarie allo sfruttamento degli animali che adesso abbiamo reparti vegani in quasi tutti i supermercati.
E’ grazie a chi da anni si rifiuta di sovvenzionare ditte colpevoli di privare gli animali del diritto di esistere che oggi piccole aziende biologiche stanno ricevendo il giusto successo.

Guardate questa foto.
E’ stata scattata il 16 Maggio 2014 nel Supermercato Coop di Santa Croce sull’Arno (Pi).

Questa foto rappresenta la scelta etica in aumento fatta da persone sensibili che hanno a cuore la vita di tutti: quella degli animali, quella del pianeta e anche la propria.

reparto vegetariano vegano coop

 

Di passi avanti ne sono stati fatti tanti, ma siamo solo all’inizio.
C’è ancora tanta sofferenza e tanto sfruttamento dietro ai prodotti in vendita.
Ci sono ancora persone dalle menti addormentate da risvegliare che continuano a mettere nel carrello prodotti su prodotti senza nemmeno guardare o controllare.
I supermercati si ergono ancora sulla morte degli animali.

Continuiamo a tutelarli scegliendo alimenti che non hanno causato la loro morte.
In fondo, se un’azienda non ha a cuore LA VITA di un animale, non avrà a cuore nemmeno la nostra.

Siamo sulla strada giusta per arrivare finalmente alla libertà degli animali, stiamo arrivando ad uno stato di rispetto totale della loro vita.
Dobbiamo alienare la nostra alimentazione, la produzione del vestiario e quella dei cosmetici per la cura del nostro corpo dalla loro esistenza.
Loro esistono come noi, NON ESISTONO PER NOI.
Non ci maltrattano, non ci sfruttano, non ci privano della libertà e non ci uccidono.

Sono sicura che presto la crudeltà dell’uomo nei confronti di queste bellissime vite sarà solo un brutto ricordo.

Non è utopia.
E’ tutto estremamente , favolosamente possibile.
Basta volerlo.

 

_ Sbarellababy

love bird 1

°° Amicizie Speciali: Il Video di una Gallina che si fa Abbracciare da un Bimbo °°

La migliore amica di questo bimbo è dolce, fedele e ricoperta di piume.

 

Manson e Love Bird

 

Il  bimbo nella foto  si chiama Manson e ha 6 anni, mentre la gallina si chiama “Love Bird“.
Entrambi sono cresciuti nel Ranch “Rifle Creek” a Las Vegas.
Sono migliori amici anche se di specie diversa, e il loro legame affettivo è estremamente evidente.

Love Bird sveglia tutte le mattine Manson e lo saluta con un abbraccio quando torna da scuola, tutti i giorni.

Nonostante il nome, Love Bird non è stata da sempre amorevole.
Da gallina, era aggressiva e beccava chi voleva avvicinarsi a lei.
” La volevamo togliere di mezzo per il suo carattere, ma Mansonsi è opposto” hanno scritto i proprietari di Love Bird sulla pagina di Facebook che hanno aperto per raccontare a tutti di questa bellissima vicenda.
” Lui le ha dato il tempo necessario per diventare amorevole e trasformarsi in ciò che è adesso”.

Sulla Pagina Facebook di Love Bird e Manson , aperta il 16 Aprile 2014, ci sono alcune foto ricordo.

“Tutto è iniziato nell’incubatrice il 19 Marzo 2011, per la Festa del Papà.
Love Bird era una dei soli due pulcini gialli nati. Questa è la sua primissima foto” è stato scritto come didascalia della seguente foto.

love bird

“Siamo migliori amici” si può leggere come commento in questa bellissima foto che ritrae Love Bird in braccio a Manson.


love bird 1

Ed eccovi il video dove Love Bird corre dal suo padroncino per farsi abbracciare.

Love Bird & Manson

 

 

 

La storia di questa amicizia speciale è sicuramente simile a tantissime altre che vedono come protagonisti umani e animali ritenuti “da fattoria”.

Io stessa da piccola ho avuto la fortuna di avere un pulcino molto affezionato a me che aspettava che corressi da lui nel recinto per farsi accarezzare.
Lo aveva acquistato mia nonna da un venditore che passava con un camion e con l’altoparlante.
Ricordo quando lo comprò insieme ad altri 5 o 6 pulcini.
L’uomo glieli mise in una scatola forellata per trasportarli dal cancello fino al pollaio.

Io ero li che guardavo in attesa di vederli liberi zampettare sul fieno.

E poi eccolo la, dopo qualche minuto di buio, rivedere la luce.
Fu amore a prima vista.

Ricordo ancora quando pigolava per chiamarmi, il suo saltellare alla rete che ci divideva per cercare di arrivare da me, le sue piume morbide color marrone chiaro sotto le mie mani, il suo becco delicato mentre mangiava il granturco, in braccio a me.

La nostra amicizia è durata qualche settimana.
Passavo pomeriggi interi con lui e con le altre galline, che ho scoperto essere animali tranquilli e sensibili.
Poi tutto è finito , perchè io sono ritornata a casa dopo le vacanze estive passate dai nonni.
Era fisso nei miei pensieri, e speravo di poterlo rivedere al mio ritorno dai nonni, ma l’anno dopo lui non era più li.
La sua fine è sicuramente stata tragica.
Il suo collo sarà stato tagliato con un coltello da cucina come tutti gli altri ospiti-detenuti presenti nel “pollaio”, e goccia dopo goccia il suo sangue avrà macchiato il terreno.
Chissà cosa avrà pensato di me.
Sicuramente si sarà sentito abbandonato e tradito.
Chissà se sperava di esser preso per esser portato da me, quando invece lo hanno afferrato per togliergli la vita per sempre.

Provo pena per chi, per un pasto di 20 minuti, toglie anni di vita ad un’esistenza.

Sicuramente lo rivedrò in un posto diverso, all’aldilà, dove non ci saranno più reti a dividerci e dove a nessun umano è concesso togliere la vita a nessuno.

Quello che vorrei dirvi è che l’amicizia va oltre la specie di appartenenza, supera le differenze fisiche e unisce con i sentimenti. E che dovremmo valorizzare quella.

Trovo che Manson sia un bimbo fortunato e soprattutto speciale.
Love Bird sarà sicuramente protetta da lui e insieme potranno essere un esempio per chi è ancora scettico e non ha capito che tutti gli animali sono in grado di regalare un’amicizia unica e che vogliono essere amati e non uccisi.

°° 20 Settembre 2012 : Green Hill è finalmente vuoto °°

Questa foto ritrae uno dei 70 cuccioli di Beagle liberati il 28 aprile 2012.
Quest’anno è stato palcoscenico di una tragedia tutta italiana che ha avuto un diverso finale.
I cani reclusi all’interno dell’allevamento lager sarcasticamente chiamato dai proprietari “Green Hill” finalmente sono stati TUTTI liberati.
Circa 3000 innocenti allontanati da un inferno racchiuso in 4 mura.
Salvati da torture atroci e morte.

Ringrazio i ragazzi che il 28 aprile hanno violato l’accesso a questa struttura dell’orrore.
Ringrazio tutte le persone che sono scese nelle piazze a protestare contro gli abomini commessi nei confronti degli animali.
Vorrei ringraziarvi uno per uno per aver dato la possibilità a questi animali di poter vivere una vita felice e per aver urlato a tutti l’indignazione.

Green Hill oggi è vuoto.
I cuori di questi cagnolini, pieni di amore grazie alle famiglie adottive.

Ma la vivisezione non è finita.
Ci sono altri innocenti da liberare.

Uniti, tutti insieme, porteremo via anche le scimmie, le cavie, i topi, i gatti, i ratti, i conigli… segregati nei laboratori per essere tormentati da persone senz’anima né dignità.
Debelleremo la schiavitù animale.
A qualsiasi costo!